PICCOLO TRA I GRANDI

Quando si parla di Moscato di Scanzo, non si può pensare che a lui, Manuele Biava, che lo Scanzo l’ha fatto conoscere addirittura oltre oceano.
Classe 1970, decide appena maggiorenne di prendere in mano le redini dell’azienda del nonno e di riportare agli antichi splendori il principe degli autoctoni bergamaschi. Si definisce un piccolo produttore, ma oramai nel panorama enologico italiano è un piccolo tra i grandi, a riprova di ciò l’ennesimo premio al suo Moscato di Scanzo dalla guida AIS Vitae (e noi non ci siamo fatti mancare la sua premiazione).
In fondo come dice una famosa pubblicità “per fare un grande vino non bisogna avere grandi quantità di uva, ma una grande uva”. Forse i termini utilizzati erano altri, ma l’allegoria come si suol dire calza a pennello.
Ed è proprio da questa grandissima uva che nasce una fra le denominazioni più piccole in Italia: il Moscato di Scanzo DOCG, prodotto da vitigno moscato di Scanzo coltivato esclusivamente nel comune di Scanzorosciate; un trittico che in tutte le sue forme esalta il legame enografico.
Territorio che deve la sua peculiarità al sass de luna, formazione calcareo marnosa che assorbe calore durante il giorno e lo restituisce durante la notte. Oltre alle sue proprietà da volano termico, questa roccia è in grado di restituire particolari caratteristiche organolettiche al vino che si accentuano con l’affinamento in bottiglia.
Eletto già dai romani come zona vocata alla viticoltura, il Monte Bastia è la zona con la maggior percentuale di sass de luna ed è proprio qui che l’azienda agricola Biava e i propri vigneti hanno sede.
Manuele ci accoglie in una domenica sera uggiosa con la sua simpatia e la sua bella parlantina che ci ammalia e ci guida in tutti i passaggi della produzione dei suoi vini. Colpisce la meticolosità della vendemmia e della cernita delle uve per la produzione dei passiti, ma soprattutto l’importanza sottolineata più volte dell’appassimento naturale. Credo che l’esempio che segue renda bene l’idea:
Pensate di avere due grappoli di uva, uno in frigorifero e uno a temperatura ambiente. Dopo un periodo di tempo più o meno lungo avrete una concentrazione dell’acino in entrambi i casi, ma nel primo se assaggiaste un acino vi accorgerete che avrà perso una buona parte del suo sapore e dei suoi profumi ma avrete salvaguardato gran parte del grappolo, nell’altro invece avrete un grappolo in cui dovrete scartare più della metà degli acini ma quelli rimasti avranno un intensificazione di tutte le sensazioni organolettiche di partenza. Semplice no?!?!
A proposito di appassimento, il profumo di mora fresca in confettura ci suggerisce che la cantina è in fermento per la vinificazione del moscato di Scanzo.
Tutto ci viene confermato dalla presenza di Roberto Ravelli, enologo dell’azienda, che sta completando il “normale” controllo che viene effettuato ogni 6-8 ore, ma d’altronde si sa il vino non dorme mai nemmeno la domenica sera.
Ci spiega che questa apprensione è dovuta al fatto che nel caso in cui la fermentazione dovesse fermarsi, non sarebbe più in grado di ripartire, in quanto i lieviti si troverebbero in un ambiente sfavorevole, rovinando così il lavoro di un intero anno.
Le difficoltà della vinificazione non finiscono qua, perché è solo grazie a dei lieviti indigeni selezionati che questa marmellata, con una concentrazione di zuccheri altissima (sopra i 300g/l), riesce a diventare vino.
Perfino una procedura semplice come il rimontaggio diventa un’impresa titanica, con un cappello di vinacce all’incirca del 70/80% sulla massa totale, la rottura deve essere fatta con metodologie non proprio standard.
Lasciamo la cantina di vinificazione e raggiungiamo la sala di degustazione. Finalmente è giunto il momento tanto atteso; le aspettative sono già alte e l’intrigante profumo sentito vicino ai tini di fermentazione non fa che aumentare il desiderio di assaggiare i vini.
La degustazione viene divisa in due batterie: i rossi e i passiti.
Non me ne voglia Manuele, ma rimango sorpreso dalla piacevolezza del moscato di Scanzo vinificato secco pensato e richiesto dall’enoteca Astor di New York; un vino pensato per l’immediatezza, la grande piacevolezza del naso e un’acidità spigolosa che ha come risultato una grande bevibilità. Un vino da merenda, ma una merenda sana, tipo pane e salame non tofu e yogurt ai cereali!
Infine arriva il momento dei passiti, i vini emblema e più rappresentativi della cantina. Noto un po’ di riverenza sui volti di tutti e un continuo portare al naso i bicchieri. Già i profumi avvolgono e appagano la mente che brama l’assaggio, dove non esiste solista, ma un coro di voci armonioso e suadente. L’eleganza, la complessità e la pulizia al naso si rispecchiano in un sorso lungo e persistente, dove l’acidità è in pieno equilibrio con la dolcezza rendendo la beva mai noiosa.
Sarebbe troppo semplificativo descrivere i profumi e le sensazioni provate durante l’assaggio di questi capolavori enologici. Il Giallo è un vestito elegante che si può indossare in molte occasioni, mentre l’Exenthia è l’abito da prima alla Scala; infine lo Scanzo ci fa capire il potenziale evolutivo di questo grande vino.
Siamo a fine serata, i calici sono vuoti e con Manuele ridiamo al ricordo della consegna delle chiavi della cantina per guidare la visita di un gruppo proveniente da Varese… ormai siamo di casa qui, ma è d’obbligo un ringraziamento alla sua disponibilità e spontaneità che lo contraddistinguono e che lo hanno fatto diventare un piccolo produttore tra i grandi.
Un ringraziamento va anche a Roberto Ravelli che con la sua estrema eleganza e passione continua a regalarmi un’#emozionedivino.





 
AZIENDA AGRICOLA BIAVA
Via Monte Bastia, 10, 24020 Scanzorosciate BG
Tel. +39 035 655581 – E-Mail: manuel@aziendabiava.it – Web: www.aziendabiava.it
 

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